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domenica, 06 dicembre 2009
L’introduzione della banda larga nel Servizio Universale è stato ed è uno dei punti fondamentali per cui Anti Digital Divide fin dalla sua nascita, nel 2004, si è battuta. In Italia siamo stati un po’ pionieri, forse lungimiranti, sicuramente visti come visionari, essendo dei semplici utenti.

Il Servizio Universale è “la fornitura di un insieme minimo definito di servizi a tutti gli utenti finali a prezzo abbordabile”. Le prestazioni inserite nel Servizio Universale devono essere fornite obbligatoriamente. Essenzialmente è previsto l’obbligo di fornire un servizio di telefonia fissa e un accesso efficace alla rete.
Diverse testimonianze, sia dirette sia riportate sul nostro Forum negli anni, fanno emergere come spesso non venga considerata fattibile neppure una richiesta di allacciamento telefonico fatta in un centro abitato, dove spesso troviamo la presenza di apparati quali MUX, UCR e simili, installati dagli operatori (generalmente Telecom Italia, proprietaria della principale rete telefonica italiana), allo scopo di aumentare ‘virtualmente’ il numero di linee disponibili. Queste installazioni avrebbero dovuto essere temporanee, per assecondare improvvisi aumenti di utenze nei quartieri, in attesa di espandere la disponibilità direttamente in centrale. Purtroppo ne esistono ancora a centinaia secondo la nostra mappatura, ma chissà quanti altri sono ancora in esercizio. Questo comporta in numerosi casi l’impossibilità, da parte di nuovi utenti, di attivare persino il normale servizio di telefonia fissa per assenza di ulteriori risorse, a meno di non sostenere in prima persona ingenti costi aggiuntivi, discriminatori rispetto ai costi sostenuti dagli altri utenti e sproporzionati rispetto al servizio offerto.

Il codice delle comunicazioni elettroniche, Art. 58, stabilisce che l’Autorità Garante può designare una o più società per fornire il Servizio Universale. Allo stato attuale, nonostante siano passati 6 anni dall’entrata in vigore della normativa, in Italia un’unica società privata è la principale incaricata di fornire il Servizio Universale nella sua globalità. La nostra Associazione chiede che, finalmente, il Servizio Universale sia aperto a tutti gli operatori e non solamente a Telecom Italia. Affinché gli operatori alternativi abbiano la possibilità di ottemperare al Servizio Universale devono essere dati loro spazi e risorse necessarie a tale scopo, in molti casi infatti, a causa dello stato di degrado e di scarsa manutenzione in cui versa la rete nazionale (fatto dimostrato anche da diverse inchieste televisive di Report e Le Iene), a causa della presenza dei dispositivi limitanti citati in precedenza ed a causa della mancanza di opportuni spazi nelle centrali questi non possono montare i proprio apparati. Tali limitazioni oltre a non consentire il rispetto degli obblighi del Servizio Universale impediscono anche lo sviluppo di una reale concorrenza, drogando il mercato e danneggiando utenti e operatori alternativi.

In Italia si è passati dalla normativa
318 del 1997, in cui vi era il riferimento ad internet del lower boud dei 2400 bit/s, velocità bassissima utile appena all’invio di fax, ad una definizione più generica nell’Art. 54 del Codice delle Comunicazioni del 2003: "La connessione consente agli utenti finali di effettuare e ricevere chiamate telefoniche locali, nazionali ed internazionali, facsimile e trasmissione di dati, nel rispetto delle norme tecniche stabilite nelle Raccomandazioni dell’UIT-T, e deve essere tale da consentire un efficace accesso ad Internet."

Mentre le raccomandazioni UIT-T rappresentano dei valori di riferimento precisi e standardizzati nell’ambito delle comunicazioni, il concetto di ‘accesso efficace’ ad Internet risulta essere lacunoso e di dubbia interpretazione. Tuttavia alla luce di alcune domande, diversi dubbi vengono fugati:
-è efficace per uno studente aspettare 2/3 ore per scaricare delle dispense?
-E' efficace per un fotografo, con connessione a 56k, impiegare ore per caricare o scaricare le foto in formato digitale? Gli permette di concorrere efficacemente con un fotografo di un paese vicino che ha a disposizione l'adsl?
-Le Imprese italiane prive di collegamento a banda larga saranno efficacemente competitive nei confronti delle aziende straniere che possono contare non solo sulla su banda larga, ma ultra larga grazie ad una maggiore diffusione e miglior uso della fibra ottica?
-E’ efficace una connessione a banda stretta per sfruttare adeguatamente la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione? E' possibile concretizzare l'e-government senza un accesso davvero efficace ad internet?
La risposta a queste domande può essere solo una: NO!

ADD chiede al governo italiano e ad AGCOM di riconoscere, come avvenuto in Finlandia e Spagna, la banda larga come diritto fondamentale con la sua introduzione nel Servizio Universale.
Con la nostra proposta il rischio di distorsione viene fortemente limitato, se non superato, perché prima si lascerà spazio al mercato e solo in assenza di questo, ci sarà l’intervento pubblico atto a stimolare gli investimenti privati.
La nostra proposta è di inserire nel Servizio Universale la velocità di 1280/256 Kbit/s. A questa va affiancata una velocità minima garantita (MCR), ma, vista la complessità del tema, ci pare più corretto discuterne con tutti gli attori del settore, prima di indicare una velocità specifica. La velocità 1280/256 Kbit/s è presa in ragione del fatto che già Finlandia e Spagna l'hanno adottata; naturalmente nulla vieta di stabilire una velocità superiore, ad esempio 2 Megabit o più, come indicato nel rapporto Caio o dal Ministro Brunetta. Per rendere meno traumatico questo passaggio agli operatori e limitare i costi, si può prevedere l’obbligo di ottemperare alla fornitura di banda larga solo se sussiste, nella zona da coprire, un determinato numero di utenti pronti a sottoscrivere un abbonamento:
2010 almeno 30 utenti.
2011 almeno 20 utenti.
2012 almeno 10 utenti.
Dal 2013 nessun numero minimo di sottoscrittori.

Raggiunto un numero di 30 unità e verificato che la loro zona non è servita dalla banda larga, gli utenti potranno rivolgersi, direttamente o tramite associazioni, all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Sul sito dell’Autorità verrà predisposta una sezione dedicata con tutte le notizie e gli strumenti necessari in cui gli utenti inseriranno i dati richiesti. Successivamente alla presentazione di domanda di copertura da parte degli utenti, AGCOM darà comunicazione che nella zona X è stato raggiunto il limite minimo di utenti, previsto nel Servizio Universale, per la copertura a banda larga. A questo punto verrà lasciato spazio al mercato: tutti gli operatori interessati a fornire banda larga (attraverso fibra ottica, ADSL, Wi-Max, Wi-Fi) avranno 30 giorni di tempo per presentare una loro proposta di copertura.
Se entro 30 giorni non viene presentata nessuna proposta, necessiterà un intervento pubblico, che stimoli e sostenga la copertura. Si creerà una società mista pubblica/privata (che potrebbe chiamarsi Impresa Banda Larga, IBL) con all’interno un rappresentante del Governo, AGCOM, Infratel, Cassa Depositi e Prestiti, operatori nazionali di telefonia fissa/mobile, associazioni di utenti ed altri soggetti interessati. La società sarà aperta a tutti gli operatori che vi vorranno partecipare, questi avranno notevoli vantaggi sia in termini di costi sia di abbattimento di vincoli e burocrazia.
Le nuove infrastrutture create dalla società saranno neutrali ed avranno condizioni di accesso e regole che varranno per tutti gli operatori. Per gli operatori che entreranno nella società e contribuiranno alla costruzione delle infrastrutture saranno previsti degli incentivi-benefici particolari, limitati ad un determinato periodo di tempo.

Viste le problematiche attuali (crisi economica che taglia i fondi a disposizione degli operatori da dedicare agli investimenti, la situazione debitoria di Telecom e il delicato riassetto che sta subendo), nella nostra proposta abbiamo cercato di limitare il più possibile i costi per gli operatori. Il nostro obiettivo primario è quello di garantire un minimo di accesso a banda larga a tutti gli utenti e ci auguriamo che tutti, enti pubblici, operatori, utenti, mettano il massimo impegno per perseguirlo.

Siamo del parere che Telecom Italia dovrebbe dimostrare un grande impegno in questo progetto.
È l’operatore con la maggior quota di mercato, in alcuni ambiti può benissimo essere chiamato ancora monopolista e percepisce un canone telefonico che giustifica come necessario a manutenere ed ammodernare la rete. Anti Digital Divide gradirebbe molto, a tal proposito, avere un resoconto analitico di come i circa 4 miliardi di euro che Telecom percepisce ogni anno dal solo canone vengono impiegati. Abbiamo provato a chiederlo più volte, senza ottenere risposta. AGCOM ha recentemente concesso addirittura un aumento del canone, quindi ne ha sicuramente analizzato i “conti”: cogliamo l’occasione per chiedere che tali dati vengano resi pubblici. La nostra proposta rappresenta una sorta di ultima chiamata per Telecom per tentare di evitare lo scorporo della rete o la separazione funzionale sul modello inglese, una delle poche opzioni (se non l'unica), in grado di garantire una reale apertura del mercato e un rapido sviluppo della banda larga (purtroppo alcuni
recenti sviluppi stanno gettando ombre anche sull’ipotesti di scorporo della rete).
Franco Bernabè, AD di Telecom, come i suoi predecessori afferma che lo scorporo non è necessario e non è stato realizzato in nessun altro mercato. Dimostri con i fatti queste sue affermazioni, appoggiando la proposta di Anti Digital Divide di introduzione della banda larga nel Servizio Universale e impegnandosi a garantire un effettivo accesso paritario alla rete Telecom a tutti gli operatori concorrenti, altrimenti che scorporo sia e nel minor tempo possibile.


Invieremo al governo e ad AGCOM queste proposte e chiederemo di indire una consultazione pubblica per discutere dell’introduzione della banda larga nel Servizio Universale anche in Italia, così come previsto dal Codice delle Comunicazioni Elettroniche.

La nostra proposta è spiegata in maniera dettagliata in questo documento:
Servizio Universale
 
Indirizzo news
http://www.antidigitaldivide.org/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=657
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mercoledì, 07 maggio 2008









I consumatori italiani si fidano dei consigli della Rete


Il 67% si dice influenzato negli acquisti dai forum e il 51% dai blog



Roma, 07/05/08. Gli italiani prima di fare un acquisto chiedono consigli ai frequentatori di forum e blog. E' quanto emerge chiaramente dalla ricerca presentata a Roma durante la terza edizione del seminario "Il nuovo potere dei consumatori sul web" organizzato da Digital PR, agenzia del gruppo Hill & Knowlton specializzata dal 2001 nel monitoraggio della rete e in attività innovative di pubbliche relazioni online.


La ricerca conferma anzitutto l'affezione degli italiani ai forum considerati luoghi privilegiati per dibattere in maniera trasparente su prodotti e servizi da acquistare. Sulla base di 5.000 fonti analizzate sono emersi quasi 60 milioni di messaggi inseriti nel solo 2007, in aumento di oltre il 30% rispetto ai quasi 47 milioni del 2006. Complessivamente gli internauti possono contare su un numero di messaggi disponibile in rete di oltre 250 milioni.


Il tema specifico di maggiore interesse è risultato essere quello dei motori (con oltre 10 milioni di messaggi), seguito da "salute & benessere", hobby (con più di 8 milioni rispettivamente), sport e tecnologia (oltre 6 milioni ognuno), videogiochi (più di 5 milioni).


I newsgroup, gruppi di discussioni puramente testuale, continuano ad attrarre sempre meno lettori con un numero complessivo di messaggi che supera di poco i 6 milioni.


Oltre all'analisi delle comunità online, Digital PR, in collaborazione con Millward Brown ha misurato l'opinione di un campione di 5.000 persone, rappresentativo degli internauti italiani.


I risultati mostrano che forum e blog fanno ormai parte dell'esperienza standard di navigazione su internet per un utente su due; la partecipazione attiva, attraverso domande e commenti, raggiunge il 51% nei forum ed il 39% nei blog. I social network mostrano una produzione di contenuti bassa, anche per via della loro stessa natura che spesso non privilegia la discussione, ma la costruzione di un legame personale.



La ricerca ha anche permesso di determinare la credibilità di questi luoghi di discussione in rete e l'influenza che possono determinare nel processo di acquisto di un bene o di un servizio.



Alla domanda "quanto spesso un opinione trovata su Forum/Newsgroup ha influenzato la tua decisione d'acquisto?" l'11% del campione risponde molto e il 56% abbastanza. Per i blog le due percentuali si attestano al 9% e al 42% rispettivamente e per i social network al 13% e 45%.



I prodotti maggiormente acquistati dopo aver consultato un forum/newsgroup, blog o social network sono risultati essere cellulari, libri, cinema, musica, vacanze, elettronica di consumo.


"E' ormai evidente che le aziende italiane non possono più continuare a considerare la rete uno spazio da occupare con i propri banner, ma un luogo da vivere, prima ascoltando le opinioni dei propri clienti e poi iniziando a conversare apertamente con loro" ha dichiarato Vincenzo Cosenza, Responsabile della sede romana di Digital PR.



Il convegno romano è stata anche l'occasione per mostrare alcuni interessanti casi di studio presentati dai protagonisti: Telecom Italia e Pirelli Tyre che hanno evidenziato le proprie attività di monitoraggio delle conversazioni degli italiani in rete, L'Oréal (Cosmetique Active) che ha coinvolto i leader di comunità in conversazioni vis-à-vis con il management e gli esperti dell'azienda, Microsoft Italia che ha ripercorso i suoi tre anni di approccio alla blogosfera culminata nell'apertura del corporate blog MClips.


"Le testimonianze presentate hanno dimostrato come le aziende che scelgono un approccio strategico, non improvvisato, al web, facendo precedere le attività proattive da un attenta analisi delle conversazioni degli utenti, ottengono benefici in termini di credibilità e fiducia in grado di durare nel tempo" ha dichiarato Paolo Guadagni, Presidente e Amministratore Delegato di Digital PR.


Per maggiori informazioni contattare:


Simone Guzzardi

Digital PR


Ph. 02 31914295

sguzzardi@digital-pr.it




Massimo Nicolini

Millward Brown Delfo

Ph. 02 4385051

massimo.nicolini@it.millwardbrown.com















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martedì, 18 marzo 2008

web@lfemminile:
le Pari Opportunità a portata di un click
Il 31 marzo una 24 ore non stop sul web made in women


Venerdì, 14 marzo 2008. 84° posto nella classifica mondiale del World Economic Forum sulle disparità di genere. Penultimo posto in Europa per numero di donne occupate. I numeri parlano chiaro: le opportunità in Italia restano ancora impari. Per evitare che di donne si parli solo in occasione di ricorrenze o desolanti primati, occorre mantenere alta l'attenzione e la discussione sulla questione femminile.


È per questo che il 31 marzo le Pari Opportunità saranno online, con una 24 ore non stop dedicata alle donne su www.webalfemminile.it.

Un evento lungo un giorno in cui referenti del mondo istituzionale, dell'impresa, della pubblica amministrazione, della scuola, del terzo settore, dei media, ma anche la gente comune saranno chiamati a dare il proprio contributo sul tema del gender gap.

web@lfemminile è l'evento annuale di futuro@lfemminile, il progetto di Microsoft Italia per le donne, realizzato in collaborazione con Accenture e Acer. Per questa iniziativa particolare futuro@lfemminile si avvale anche della collaborazione di Buongiorno.

Le Pari Opportunità 2.0
web@lfemminile si rivolge a tutte le donne, alle studentesse, alle manager, alle imprenditrici, alle casalinghe, alle donne che lavorano e a quelle che sono già in pensione. Ma anche a tutti gli uomini che vorranno confrontarsi sul ruolo della donna e il suo potenziale. Il 31 marzo basterà un click per collegarsi al ricco palinsesto della giornata: senza doversi spostare dalla propria città, da casa o dal lavoro, chiunque potrà recarsi nella piazza virtuale di web@lfemminile e partecipare ai numerosi incontri previsti. Un blog dedicato, attivo sin da ora, raccoglierà inoltre tutti i commenti, le domande e le testimonianze di chi vorrà raccontare la propria esperienza.

Il palinsesto
Il palinsesto su www.webalfemminile.it prevede per tutto l'arco della giornata l'alternarsi di:

Video-chat
Quattro interviste con la formula della video chat in cui personaggi della politica, dell'informazione, dello spettacolo saranno disponibili a confrontarsi in diretta con le domande e gli interventi dei web-spettatori. Michelle Hunziker e Laura Masi saranno tra i nostri ospiti.

Interviste tematiche
Personaggi noti racconteranno in interviste registrate la loro esperienza. Valentina Vezzali, olimpionica di scherma, parlerà del binomio donne e sport; Paola Calvetti, scrittrice, del rapporto donne e letteratura; Maria Rita Gismondo, medico virologo, di donne e scienza; Giulia Ligresti, di donne e imprenditoria; Milka Pogliani, presidente dell'agenzia McCann-Erickson, di donne e comunicazione.

Inchieste
12 inchieste approfondiranno le peculiarità del mondo femminile ed il rapporto tra donne e tecnologie (Le donne italiane e gli studi scientifici; Fuga di cervelli al femminile; Le donne e le tecnologie, un rapporto difficile; Come la tecnologia può aiutare le studentesse nella scuola e all'università, le giovani donne in cerca di lavoro, nelle professioni e nella carriera, nel loro impegno sociale, nel tempo libero; Il pc e le casalinghe: l'elettrodomestico meno…addomesticato, ovvero come la tecnologia può aiutare le donne casalinghe; L'immagine della donna nei videogame).

La parola alle donne…
15 interviste a donne comuni dai mestieri più disparati (manager, imprenditrice, insegnante, infermiera, fornaia, taxista, barista, poliziotta, militare, studentessa universitaria, atleta, ballerina, casalinga, pensionata, suora), che racconteranno attraverso la loro esperienza l'importanza della tecnologia nelle professioni.

… ed anche agli uomini
Interviste a uomini famosi del mondo dello spettacolo, dello sport, della politica, ma anche a uomini comuni, chiamati a fare domande, lasciare commenti sulle loro compagne, colleghe e amiche.

Tre minuti per…
10 servizi da 3 minuti ciascuno con la struttura di schede informative su temi afferenti l'universo femminile: donne al potere; donne nella storia; donne nello spazio; donne al fianco di uomini famosi; i diritti della donna nel mondo; l'immagine della donna nella moda e nel cinema; la ricerca della bellezza eterna; i difetti delle donne visti dalle donne; la donna e il cellulare: uso e abuso.

L'esperto risponde
12 servizi da 5 minuti ciascuno illustreranno le opinioni e i consigli di esperti sui seguenti temi: psicologia e normativa del lavoro; adescamento in rete e la tecnologia per proteggersi; diritto dell'informatica; la tecnologia per semplificarci la vita; 10 consigli per un uso intelligente del cellulare; come fare carriera nell'Information Technology.

Mostre ed eventi
Una sezione del sito sarà dedicata a mostre ed eventi online, ai quali si potrà partecipare stando seduti comodamente davanti al proprio PC. Tra queste, la mostra del fotografo Ico Gasparri, "Chi ha paura del lupo cattivo" sull'immagine della donna nei manifesti pubblicitari a Milano e quella sui "Nobel negati alle donne di scienza" a cura di Lorenza Accusani.

E-learning
Su web@lfemminile sarà inoltre possibile scaricare corsi di formazione on line per migliorare le proprie abilità informatiche.

Campagna contro il cyberbullismo: futuro@lfemminile e Buongiorno
web@lfemminile sarà anche l'occasione per lanciare una campagna contro il cyberbullismo per sensibilizzare i ragazzi ad un uso responsabile della tecnologia. La campagna, sviluppata da futuro@lfemminile e Buongiorno con il supporto di Hill & Knowlton Gaia, prevede il coinvolgimento degli studenti del NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano - che saranno chiamati a sviluppare proposte e contenuti con uno stile vicino al linguaggio dei loro coetanei. Un sito dedicato raccoglierà i lavori realizzati dai diversi team e la selezione della giuria esaminatrice.

Per ingannare l'attesa…
Da oggi fino al 31 marzo, web@lfemminile sarà online con interessanti anticipazioni e curiosità in attesa della giornata dedicata. E a partire dal giorno dopo l'evento, per tutto il mese di aprile, web@lfemminile sarà ancora consultabile, con la possibilità di accedere ai servizi on line il 31 marzo, con aggiornamenti settimanali sui contenuti e link diretto alla campagna contro il cyberbullismo.

AGR, l'agenzia giornalistica RCS, è responsabile della regia editoriale dell'intera giornata, e l'agenzia LSV è responsabile del web design e dell'infrastruttura tecnologica.

Futuro@lfemminile: Microsoft, Accenture e Acer al servizio delle donne
L'iniziativa rientra nel piano di attività di futuro@lfemminile, progetto di Microsoft Italia per le donne, realizzato in collaborazione con Accenture e Acer. L'obiettivo di futuro@lfemminile è valorizzare il contributo che la tecnologia può dare nell'aiutare le donne ad esprimere il loro potenziale, una tecnologia alleata e al servizio delle donne nei loro molteplici ruoli di studentesse, lavoratrici e madri. futuro@lfemminile rientra nel programma di responsabilità sociale di Microsoft, che mira a rimuovere le barriere per il decollo della società digitale in Italia.

Ulteriori informazioni sul progetto sono disponibili nell'apposita area stampa del sito www.webalfemminile.it.

Per informazioni
Ufficio stampa Hill & Knowlton Gaia
Nicoletta Vulpetti 06/441640306 – 340/6730754 vulpettin @ hkgaia.com
Elisa Amorelli 06/441640303 amorellie @ hkgaia.com

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giovedì, 08 febbraio 2007
Il primo motore di ricerca dedicato ai Comunicati Stampa
Comunicati-Stampa.com realizza il primo motore di ricerca italiano (e forse anche non italiano) dedicato ai Comunicati Stampa

Comunicati-Stampa.com, utilizzando uno dei migliori servizi disponibile sul web (Co-op di Google) ha realizzato il primo motore di ricerca italiano (e forse anche non italiano) dedicato ai Comunicati Stampa:
Comunicati Stampa search engine ( http://www.google.com/coop/cse?cx=003273645681859219839%3Ay52olgiplrw )

Il servizio offerto potrà fornirvi risultati sempre più completi se ci segnalerete la presenza di siti dedicati ai comunicati stampa o press room aziendali.

Attendiamo fiduciosi le vostre segnalazioni!
info (at) pivari.com

Sfruttate al meglio il nuovo servizio!
introdotto da Fabrizio Pivari

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sabato, 01 luglio 2006

Nei giorni scorsi è stata presentata la "nuova" offerta all'ingrosso di Telecom Italia per Alice adsl 20 Mega. Sia gli utenti, sia i provider, hanno purtroppo constatato l'esistenza di nuove e palesi violazioni delle normative che regolano il mercato della banda larga: questa offerta all'ingrosso, pur avendo un nome evocativo dell'offerta al dettaglio Alice 20Mbps, non vi corrisponde assolutamente da un punto di vista tecnologico. Solo per citare due effetti delle profonde differenze tecnologiche, basti considerare che, con questa offerta all'ingrosso, un operatore concorrente non può replicare le architetture di Telecom che consentono di avvicinare i contenuti agli utenti (Network Caches) ne' erogare servizi video (la tecnologia relativa si chiama Multicast). Anche se fosse una offerta wholesale corrispondente all'offerta Alice 20Mbps, vi sarebbero altre violazioni: viene usato il metodo retail minus invece di adottare l'orientamento al costo, come prevede la normativa 34/06, l'offerta all'ingrosso, invece di precedere quella al dettaglio, si avrà solo dopo alcuni mesi (sarà disponibile dal 15 settembre), gli operatori sono relegati ad essere dei meri rivenditori, non potendo in alcun modo personalizzare le offerte, inoltre questi saranno costretti ad utilizzare la vecchia rete ATM, mentre Telecom utilizzerà la nuova rete full ip, che garantisce performance più elevate e minori costi. Come si possono effettuare le verifiche di replicabilità in queste condizioni? Come possono competere gli altri operatori se l'offerta sembra studiata per danneggiarli? La mancanza di una reale concorrenza penalizzerà gli utenti, sia per la qualità dei servizi, sia per le tariffe. Questa "legge del più forte", non può più essere tollerata. L'AGCOM proprio nei giorni scorsi ha dichiarato che in Italia le norme che regolano il mercato delle comunicazioni sono tra le più avanzate del mondo, forse è vero ma, il problema è che l'Italia occupa gli ultimi posti quando si tratta di far rispettare tali regole. Anti Digital Divide, AIIP e Assoprovider hanno deciso di diramare questo comunicato congiunto, per esortare l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ad intervenire in modo deciso ed in tempi rapidi per porre fine a questa situazione, divenuta ormai intollerabile, e ripristinare la concorrenza nel mercato TLC di rete fissa, con regole chiare e sanzioni incisive, come quelle del primo periodo di liberalizzazione della telefonia vocale.

Cordiali Saluti
Associazioni:

Anti Digital Divide
http://www.antidigitaldivide.org

AIIP
http://www.aiip.it

Assoprovider
http://www.assoprovider.it

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categoria:associazioni, adsl, alice, telecomunicazioni, telecom italia, anti digital divide, aiip


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giovedì, 08 giugno 2006
Beppe Grillo ha rilanciato sul proprio blog la lettera con cui l'associazione Anti Digital Divide chiede lo scorporo della rete di Telecom Italia. Segue il testo della lettera.

Le illecite intercettazioni di dati attuate da Telecom Italia ai danni degli operatori alternativi e di migliaia di utenti, sono la conferma di un mercato delle Telecomunicazioni in cui non sono presenti ne' una concorrenza effettiva ne' regole efficaci per difendere utenti e operatori alternativi da possibili abusi.

Anti Digital Divide chiede un intervento immediato del governo e delle autorità garanti per risolvere tale situazione, non più sostenibile.

Quello che è chiaro è che siamo di fronte a questioni gravissime, sia per quanto riguarda l’aspetto della violazioni delle norme sulla concorrenza sia per le questioni delle intercettazioni.

Pare quindi evidente che le politiche fin ora attuate per garantire un mercato delle Telecomunicazioni che rispetti i principi di correttezza, concorrenza e trasparenza siano state errate o comunque non sufficientemente idonee.

La decisione di una mera divisione contabile della società Telecom Italia, al fine di garantire il rispetto della concorrenza, si è rivelata del tutto inadatta ed anche le procedure sanzionatorie non sono servite a far cessare le condotte scorrette dell’incumbent.

Tattiche di concorrenza scorretta che Telecom ha perpetrato con costanza per anni tanto che è stato possibile schematizzarle. Una delle tattiche scorrette è costituita dall’esclusione dei concorrenti da un nuovo mercato, l’ultimo esempio, è di pochi giorni fa con la violazione della delibera 34/06 e il tentativo di non far accedere alla nuova rete IP (adsl 2+) di Telecom i suoi competitor.

E’ chiaro quindi che si debbano assumere seri provvedimenti affinché il mercato venga finalmente liberalizzato e venga garantita una reale concorrenza. Condizione necessaria perché questo avvenga è lo scorporo della rete di Telecom Italia, chiesto in passato da Mario Monti ex presidente dell’Antitrust europea, da Giuseppe Tesauro ex presidente dell’antitrust italiana, da illustri economisti, dalla corte dei conti e addirittura nel 2001 da Gasparri, ma "stranamente" mai posto in essere.

Deve quindi essere attuata la divisione di Telecom Italia in due società distinte, sul modello inglese, una che si occupi della rete e della vendita all’ingrosso, con tariffe uguali per tutti gli operatori, l’altra della vendita dei servizi al dettaglio, servizi che acquisterebbe alle stesse condizioni dei competitor, dalla prima società.

Altro provvedimento fondamentale consiste nel far tornare ultimo miglio e centrali telefoniche di proprietà statale. Si parla solo di doppini e centrali telefoniche, quindi la rete di trasporto rimarrebbe di Telecom, così come tutti gli apparati montati in centrale e le nuove reti costruite dall’incumbent, anche tutti i clienti attuali rimarrebbero di Telecom, passerebbero invece alla stato le centrali, il doppino e l’obbligo del servizio universale. Tutti gli operatori, alle stesse condizioni, riscatterebbero all’ingrosso il canone telefonico dallo stato, che dovrà fissarne l’entità calcolandolo con il metodo cost plus cioè basandosi sui costi effettivi sostenuti per fornire il servizio di accesso. In questo modo si premierebbero gli operatori che hanno investito nella costruzione di una rete di accesso proprietaria e si incentiverebbero tutti gli operatori a investire in una propria infrastruttura, questo porterebbe ampi benefici agli utenti, che avrebbero maggiori possibilità di scelta, con tariffe minori e qualità dei servizi più elevata, grazie all’aumento della concorrenza. Naturalmente Telecom continuerebbe a dover essere notificato come operatore dominante almeno finché la sua quota di mercato non risulti inferiore al 50%.

ADD da tempo si batte perché ci sia lo scorporo della rete, in seguito agli ultimi avvenimenti che coinvolgono Telecom Italia e palesano l’inadeguatezza degli interventi fin ora attuati dalle autorità garanti, ritiene che questa decisione non sia più rimandabile.

Diffide, multe, divisione contabile di Telecom Italia, non sono servite a far rispettare le norme per una corretta concorrenza, per Telecom regna l’anarchia, anche l’ultima delibera la 34/06 che doveva portare ad una maggiore concorrenza nel mercato adsl è stata palesemente violata, Anti Digital Divide ha scritto per questo all’AGCOM da cui però non è arrivata risposta quindi l’associazione di provider AIIP ha presentato ricorso al TAR perché venga fatta rispettare tale delibera

Nei prossimi giorni scriveremo alle autorità garanti ed al nuovo ministro delle comunicazioni Paolo Gentiloni, proprio per chiedere di attuare questo provvedimento.

La versione integrale del documento di ADD in merito ai nuovi abusi di Telecom Italia può essere visionata a questo indirizzo.

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domenica, 21 maggio 2006
Aiip (Associazione Italiana Internet Provider), ha inoltrato un ricorso al TAR contro alice 20 Mb, in quanto l’offerta all’ingrosso di Telecom Italia, violerebbe la delibera Agcom 34/06. Anti Digital Divide appoggia il ricorso, molte delle motivazioni addotte da Aiip coincidono con quelle avanzate da ADD e comunicate all’Agcom nel documento inviato all’autorità garante, per chiedere un suo intervento, che purtroppo è mancato.

Violazione della delibera 34/06, introduzione dell’offerta bitstream e dell’orientamento al costo per le tariffe, mancanza di garanzie per gli utenti sull’effettiva qualità di alice 20 mega, velocità minima garantita di soli 40 Kbps, neutralità della rete, trasparenza dell’offerta, limitata concorrenza dovuta al fatto che gli operatori saranno dei meri rivenditori e non potranno modificare le caratteristiche dell’offerta Telecom, sono i punti su cui ADD ha chiesto chiarimenti all’Agcom.

Confidiamo nel Tar affinché blocchi la commercializzazione di alice 20 Mb, finché questa non rispetti norme e diritti degli utenti. ADD sta anche valutando l’organizzazione di una protesta attiva, da parte degli utenti.
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sabato, 13 maggio 2006

Anti Digital Divide ha scritto all'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per chiedere di introdurre al più presto l'offerta bitstream e che Alice 20mb si basi su questa offerta, in modo da produrre una diminuzione delle tariffe adsl, portandole a livello degli altri stati europei. Inoltre ADD non condivide il canone supplementare sul cavo solo dati e il metodo con cui viene calcolato, cioè non utilizzando il metodo cost plus (orientato al costo effettivo) ma il retail minus che avvantaggia Telecom Italia e danneggia consumatori e operatori alternativi.

La posizione di Anti Digital Divide è quella di ritardare l'approvazione dell'offerta Alice 20Mbps fin quando Telecom Italia non commercializzi l'offerta bitstream (che si era impegnata a presentare entro la fine del 2004). Il calcolo del prezzo all'ingrosso di Alice 20Mbps dovrà basarsi sul metodo cost plus e non retail minus. Si dovrà chiarire, nel modo più trasparente possibile, che prestazioni ci si dovrà attendere da questa nuova offerta, se la velocità di 20 Mbps sarà raggiunta per tutte le operazione che si fanno in rete o solo nel caso di fruizione di contenuti Video e/o acquisto di contenuti pay per view, violando così il principio di neutralità della rete. Dovrà essere spiegato per quale motivo si è deciso di adottare una velocità di upload di soli 384kbit/s, che potrebbe compromettere le prestazioni complessive del servizio, e per quale motivo non si è aumentata la banda minima garantita (MCR), rimasta ad una velocità di 20-40kbit/s, scandalosamente bassa rispetto alla velocità nominale di 20Mbps, rischiando il ripetersi dei problemi avuti con le Adsl a 4Mbps (in molti casi più lente delle adsl ad 1Mbps), problematica presa in esame anche nel documento sul "QoS dei servizi di accesso ad internet" già discusso da questa autorità, discussione a cui Anti Digital Divide ha indirettamente partecipato grazie al CNU, che ha riportato le posizioni di ADD.
Per Alice 20 mega ma anche per le altre offerte, nella descrizione ed in tutte le campagne informative/pubblicitarie, dovrà essere indicata la velocità minima garantita e l’eventuale presenza di meccanismi che limitino le caratteristiche dell’offerta, come ad esempio i filtri P2P. Questo ora non avviene, come dimostra proprio la campagna pubblicitaria di Alice 20 Mb, per cui ADD ha chiesto l'intervento dell'IAP, al fine di bloccare questa pubblicità che oltre ad essere ingannevole è anche offensiva per gli utenti digital divisi, che non possono usufruire del servizio adsl non per loro scelta, ma per colpe imputabili nella maggior parte dei casi a Telecom Italia.

Se non vi sono garanzie minime, si rischia che l'utente paghi di più per ottenere un servizio qualitativamente peggiore, tutto questo non è assolutamente accettabile, considerando che le norme a difesa dei consumatori pongono in primo piano la tutela degli utenti, la loro libertà di scelta tra i servizi ed il rispetto dei principi di obiettività, trasparenza e non discriminazione.

Il testo integrale del documento inviato all'Agcom può essere consultato a questo indirizzo.

postato da: GunsRoses alle ore 10:27 | Permalink | commenti
categoria:tecnologia, adsl, alice, telecomunicazioni, telecom italia, pubblicità ingannevole, anti digital divide


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domenica, 07 maggio 2006
Anti Digital Divide è un’associazione che si batte per la riduzione del divario digitale, fenomeno scarsamente considerato da molti, che coinvolge circa dieci milioni di utenti Italiani. Dalle indagini portate avanti dal 2004, la nostra associazione ha potuto constatare che grande responsabilità della situazione di digital divide presente in Italia, è imputabile a Telecom Italia, che nonostante applichi tariffe e canoni tra i più alti in Europa, non investe abbastanza per l’ammodernamento della rete nelle zone digital divise, ma investe soprattutto nelle zone già coperte, dove esiste, anche se limitata, la concorrenza di altri operatori. In queste zone si aumentano qualità e contenuti delle offerte, così facendo si accentua il divario digitale.
Oltre a questo gli utenti sono anche costretti a subire la beffa di campagne informative che ignorano e, in alcuni casi, sbeffeggiano il fenomeno digital divide, esaltando invece la qualità dei servizi adsl offerti.
Ultimo e più eclatante esempio di questo modus operandi, si riscontra nella campagna pubblicitaria “Alice 20MEGA. Inizia una nuova era”.
ADD ha richiesto all'IAP (Istituto per l'autodisciplina pubblicitaria) il ritiro immediato della citata campagna pubblicitaria, poiché lesiva della dignità degli utenti internet a banda stretta (56k), impossibilitati ad usufruire della larga banda non per loro scelta, ma perchè residenti in zone non raggiunte da tale servizio, espletato in primis in Italia proprio dall'Azienda concessionaria del Servizio Universale e committente della campagna pubblicitaria stessa. Questa risulta essere anche ingannevole, poiché omette sia la velocità minima garantita che la velocità di upload, 384 Kbps, scandalosamente più bassa rispetto a quella di download 20 Mbps.

In particolare, la campagna tende a porre in evidenza l'enorme divario tra una connessione analogica 56kb/s ed una connessione da 20 Mb/s, paragonandola al balzo evolutivo compiuto dall'uomo dalla preistoria ad oggi. Questo parametro pone intrinsecamente chi utilizza una connessione analogica, ad un livello infinitamente inferiore rispetto alle fortunate realtà che accederanno al nuovo servizio. L'esaltazione di questa differenza non deve e non può essere vista come novità propositiva e positiva, ma come propaganda inopportuna che crea discriminazione e disagio. Tale differenza, a nostro avviso, dovrebbe essere da stimolo per migliorare la condizione di divario digitale, non per crearne di nuovi.

Riteniamo altamente offensivo l'accostamento della "scimmia uomo" a coloro che utilizzano la connessione ad internet a 56k, nonché a coloro che usano connessioni adsl a 640 Kb e 4Mb, vendute dalla stessa Telecom e che devono fare i conti con velocità molto inferiori a quelle di punta, grazie alle decisioni dell’incumbent di adottare come velocità minima garantita 20KB.

Infatti nella maggior parte dei casi si è ancora all' "età della pietra" non per propria volontà ma per volontà stessa dell'incumbent che non vuole o non può risolvere le situazioni di digital divide, riferito oltre che alla copertura anche a tariffe e qualità dei servizi, che Telecom Italia ha contribuito a creare in tutta la nazione.

Testo integrale della segnalazione

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