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sabato, 01 luglio 2006

Nei giorni scorsi è stata presentata la "nuova" offerta all'ingrosso di Telecom Italia per Alice adsl 20 Mega. Sia gli utenti, sia i provider, hanno purtroppo constatato l'esistenza di nuove e palesi violazioni delle normative che regolano il mercato della banda larga: questa offerta all'ingrosso, pur avendo un nome evocativo dell'offerta al dettaglio Alice 20Mbps, non vi corrisponde assolutamente da un punto di vista tecnologico. Solo per citare due effetti delle profonde differenze tecnologiche, basti considerare che, con questa offerta all'ingrosso, un operatore concorrente non può replicare le architetture di Telecom che consentono di avvicinare i contenuti agli utenti (Network Caches) ne' erogare servizi video (la tecnologia relativa si chiama Multicast). Anche se fosse una offerta wholesale corrispondente all'offerta Alice 20Mbps, vi sarebbero altre violazioni: viene usato il metodo retail minus invece di adottare l'orientamento al costo, come prevede la normativa 34/06, l'offerta all'ingrosso, invece di precedere quella al dettaglio, si avrà solo dopo alcuni mesi (sarà disponibile dal 15 settembre), gli operatori sono relegati ad essere dei meri rivenditori, non potendo in alcun modo personalizzare le offerte, inoltre questi saranno costretti ad utilizzare la vecchia rete ATM, mentre Telecom utilizzerà la nuova rete full ip, che garantisce performance più elevate e minori costi. Come si possono effettuare le verifiche di replicabilità in queste condizioni? Come possono competere gli altri operatori se l'offerta sembra studiata per danneggiarli? La mancanza di una reale concorrenza penalizzerà gli utenti, sia per la qualità dei servizi, sia per le tariffe. Questa "legge del più forte", non può più essere tollerata. L'AGCOM proprio nei giorni scorsi ha dichiarato che in Italia le norme che regolano il mercato delle comunicazioni sono tra le più avanzate del mondo, forse è vero ma, il problema è che l'Italia occupa gli ultimi posti quando si tratta di far rispettare tali regole. Anti Digital Divide, AIIP e Assoprovider hanno deciso di diramare questo comunicato congiunto, per esortare l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ad intervenire in modo deciso ed in tempi rapidi per porre fine a questa situazione, divenuta ormai intollerabile, e ripristinare la concorrenza nel mercato TLC di rete fissa, con regole chiare e sanzioni incisive, come quelle del primo periodo di liberalizzazione della telefonia vocale.

Cordiali Saluti
Associazioni:

Anti Digital Divide
http://www.antidigitaldivide.org

AIIP
http://www.aiip.it

Assoprovider
http://www.assoprovider.it

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domenica, 21 maggio 2006
Aiip (Associazione Italiana Internet Provider), ha inoltrato un ricorso al TAR contro alice 20 Mb, in quanto l’offerta all’ingrosso di Telecom Italia, violerebbe la delibera Agcom 34/06. Anti Digital Divide appoggia il ricorso, molte delle motivazioni addotte da Aiip coincidono con quelle avanzate da ADD e comunicate all’Agcom nel documento inviato all’autorità garante, per chiedere un suo intervento, che purtroppo è mancato.

Violazione della delibera 34/06, introduzione dell’offerta bitstream e dell’orientamento al costo per le tariffe, mancanza di garanzie per gli utenti sull’effettiva qualità di alice 20 mega, velocità minima garantita di soli 40 Kbps, neutralità della rete, trasparenza dell’offerta, limitata concorrenza dovuta al fatto che gli operatori saranno dei meri rivenditori e non potranno modificare le caratteristiche dell’offerta Telecom, sono i punti su cui ADD ha chiesto chiarimenti all’Agcom.

Confidiamo nel Tar affinché blocchi la commercializzazione di alice 20 Mb, finché questa non rispetti norme e diritti degli utenti. ADD sta anche valutando l’organizzazione di una protesta attiva, da parte degli utenti.
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categoria:tecnologia, associazioni, adsl, alice, telecomunicazioni, telecom italia, denuncia, anti digital divide, aiip, tar del lazio, ricorso


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sabato, 13 maggio 2006

Anti Digital Divide ha scritto all'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, per chiedere di introdurre al più presto l'offerta bitstream e che Alice 20mb si basi su questa offerta, in modo da produrre una diminuzione delle tariffe adsl, portandole a livello degli altri stati europei. Inoltre ADD non condivide il canone supplementare sul cavo solo dati e il metodo con cui viene calcolato, cioè non utilizzando il metodo cost plus (orientato al costo effettivo) ma il retail minus che avvantaggia Telecom Italia e danneggia consumatori e operatori alternativi.

La posizione di Anti Digital Divide è quella di ritardare l'approvazione dell'offerta Alice 20Mbps fin quando Telecom Italia non commercializzi l'offerta bitstream (che si era impegnata a presentare entro la fine del 2004). Il calcolo del prezzo all'ingrosso di Alice 20Mbps dovrà basarsi sul metodo cost plus e non retail minus. Si dovrà chiarire, nel modo più trasparente possibile, che prestazioni ci si dovrà attendere da questa nuova offerta, se la velocità di 20 Mbps sarà raggiunta per tutte le operazione che si fanno in rete o solo nel caso di fruizione di contenuti Video e/o acquisto di contenuti pay per view, violando così il principio di neutralità della rete. Dovrà essere spiegato per quale motivo si è deciso di adottare una velocità di upload di soli 384kbit/s, che potrebbe compromettere le prestazioni complessive del servizio, e per quale motivo non si è aumentata la banda minima garantita (MCR), rimasta ad una velocità di 20-40kbit/s, scandalosamente bassa rispetto alla velocità nominale di 20Mbps, rischiando il ripetersi dei problemi avuti con le Adsl a 4Mbps (in molti casi più lente delle adsl ad 1Mbps), problematica presa in esame anche nel documento sul "QoS dei servizi di accesso ad internet" già discusso da questa autorità, discussione a cui Anti Digital Divide ha indirettamente partecipato grazie al CNU, che ha riportato le posizioni di ADD.
Per Alice 20 mega ma anche per le altre offerte, nella descrizione ed in tutte le campagne informative/pubblicitarie, dovrà essere indicata la velocità minima garantita e l’eventuale presenza di meccanismi che limitino le caratteristiche dell’offerta, come ad esempio i filtri P2P. Questo ora non avviene, come dimostra proprio la campagna pubblicitaria di Alice 20 Mb, per cui ADD ha chiesto l'intervento dell'IAP, al fine di bloccare questa pubblicità che oltre ad essere ingannevole è anche offensiva per gli utenti digital divisi, che non possono usufruire del servizio adsl non per loro scelta, ma per colpe imputabili nella maggior parte dei casi a Telecom Italia.

Se non vi sono garanzie minime, si rischia che l'utente paghi di più per ottenere un servizio qualitativamente peggiore, tutto questo non è assolutamente accettabile, considerando che le norme a difesa dei consumatori pongono in primo piano la tutela degli utenti, la loro libertà di scelta tra i servizi ed il rispetto dei principi di obiettività, trasparenza e non discriminazione.

Il testo integrale del documento inviato all'Agcom può essere consultato a questo indirizzo.

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categoria:tecnologia, adsl, alice, telecomunicazioni, telecom italia, pubblicità ingannevole, anti digital divide


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domenica, 07 maggio 2006
Anti Digital Divide è un’associazione che si batte per la riduzione del divario digitale, fenomeno scarsamente considerato da molti, che coinvolge circa dieci milioni di utenti Italiani. Dalle indagini portate avanti dal 2004, la nostra associazione ha potuto constatare che grande responsabilità della situazione di digital divide presente in Italia, è imputabile a Telecom Italia, che nonostante applichi tariffe e canoni tra i più alti in Europa, non investe abbastanza per l’ammodernamento della rete nelle zone digital divise, ma investe soprattutto nelle zone già coperte, dove esiste, anche se limitata, la concorrenza di altri operatori. In queste zone si aumentano qualità e contenuti delle offerte, così facendo si accentua il divario digitale.
Oltre a questo gli utenti sono anche costretti a subire la beffa di campagne informative che ignorano e, in alcuni casi, sbeffeggiano il fenomeno digital divide, esaltando invece la qualità dei servizi adsl offerti.
Ultimo e più eclatante esempio di questo modus operandi, si riscontra nella campagna pubblicitaria “Alice 20MEGA. Inizia una nuova era”.
ADD ha richiesto all'IAP (Istituto per l'autodisciplina pubblicitaria) il ritiro immediato della citata campagna pubblicitaria, poiché lesiva della dignità degli utenti internet a banda stretta (56k), impossibilitati ad usufruire della larga banda non per loro scelta, ma perchè residenti in zone non raggiunte da tale servizio, espletato in primis in Italia proprio dall'Azienda concessionaria del Servizio Universale e committente della campagna pubblicitaria stessa. Questa risulta essere anche ingannevole, poiché omette sia la velocità minima garantita che la velocità di upload, 384 Kbps, scandalosamente più bassa rispetto a quella di download 20 Mbps.

In particolare, la campagna tende a porre in evidenza l'enorme divario tra una connessione analogica 56kb/s ed una connessione da 20 Mb/s, paragonandola al balzo evolutivo compiuto dall'uomo dalla preistoria ad oggi. Questo parametro pone intrinsecamente chi utilizza una connessione analogica, ad un livello infinitamente inferiore rispetto alle fortunate realtà che accederanno al nuovo servizio. L'esaltazione di questa differenza non deve e non può essere vista come novità propositiva e positiva, ma come propaganda inopportuna che crea discriminazione e disagio. Tale differenza, a nostro avviso, dovrebbe essere da stimolo per migliorare la condizione di divario digitale, non per crearne di nuovi.

Riteniamo altamente offensivo l'accostamento della "scimmia uomo" a coloro che utilizzano la connessione ad internet a 56k, nonché a coloro che usano connessioni adsl a 640 Kb e 4Mb, vendute dalla stessa Telecom e che devono fare i conti con velocità molto inferiori a quelle di punta, grazie alle decisioni dell’incumbent di adottare come velocità minima garantita 20KB.

Infatti nella maggior parte dei casi si è ancora all' "età della pietra" non per propria volontà ma per volontà stessa dell'incumbent che non vuole o non può risolvere le situazioni di digital divide, riferito oltre che alla copertura anche a tariffe e qualità dei servizi, che Telecom Italia ha contribuito a creare in tutta la nazione.

Testo integrale della segnalazione

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